Sport Hotel Teresa, Pedraces Badia (BZ) - "I dispersivi e affollati sentieri dei media, del cyberspazio, che mutano e si rinnovano continuamente, sono oggi luogo e occasione di annuncio del messaggio evangelico, sono i territori del mondo digitale, che il Papa invita ad abitare con sapienza e conoscenza. Non si tratta di migrare da spazi tradizionali, come il sagrato, la Chiesa e l'oratorio, a spazi digitali e Social Network, ma significa anzitutto comprendere che quanto più la società diviene commista e interconnessa con i media, tanto più cambiano al suo interno le modalità di partecipazione, di interazione dell'uomo e tra gli uomini". È la riflessione che Dario Edoardo Viganò ha proposto sullo spazio, sullo spazio dei media, in occasione del suo intervento per il corso CEI per gli studenti di teologia Nel lavoro, nel tempo libero e nella festa. Nuove geografie dell'umano, che si tenuto a Bolzano dal 14 luglio al 18 luglio 2010. Sulla linea del precedente convegno Lavoro, tempo libero e festa. Un tempo compiuto? (Ischia 2009), gli uffici CEI per i problemi sociali e il lavoro, per la pastorale del tempo libero, turismo e sport e l'Ufficio Liturgico Nazionale, in collaborazione dell'Istituto Redemptor hominis della Pontificia Università Lateranense e la Fondazione Migrantes, hanno infatti organizzato un nuovo convegno per approfondire il rapporto vitale tra lavoro e festa, non come realtà giustapposte o contrapposte, ma inserite in una circolarità di senso reciproca. Il senso del lavoro e della festa scaturiscono dal senso e dalla dignità della vita, dono di Dio, che si concretizza nell'amare nella verità Dio stesso e il prossimo. Lo spazio del lavoro e della festa, caratterizzato da un'apparente debolezza identitaria, manifesta il tema della "soglia" come luogo in cui si realizza la densità degli incontri/avvenimenti.
Foresteria Santa Scolastica, Subiaco (RM) - "Conoscere, interrogare l'attualità e farsi interpellare da essa, perché la svolta culturale, in qualche modo legata allo sviluppo dei mass media, non è accessoria ma mette in gioco la forma sociale della Chiesa". In "questo senso" va compreso "il rapporto con il mondo mediale". È quanto ha ricordato Dario Edoardo Viganò nell'intervento inaugurale della Settimana residenziale per seminaristi teologi (28 giugno - 2 luglio 2010) a Subiaco, sul tema L'agire della Chiesa nel tempo del digitale. L'iniziativa è stata organizzata dall'Ufficio per le comunicazioni sociali CEI insieme ai Servizi per il progetto culturale e informatico della CEI e al Centro Interdisciplinare Lateranense. Ai partecipanti Viganò, coordinatore del corso e relatore della prima giornata di lavori, ha sottolineato la necessità di una "nuova progettazione", in particolare nel rapporto "Chiesa-comunicazione", puntualizzando che "per progettazione si deve intendere il carattere distintivo dell'agire umano, personale e sociale". In altre parole, "progettare pastoralmente non significa tanto assumere una tecnica ma acquisire una mentalità. È una questione di stile". "Il problema" - ha spiegato Viganò - "è riflettere sul profilo dell'agire credente all'interno di uno scenario non solo per molti aspetti inedito, ma anche profondamente problematico" dal punto di vista antropologico e mediatico. Da qui l'esigenza di "essere avvertiti". Ciò, ha aggiunto, "agevola la comprensione di soluzioni che sono sempre da comprendere in modo provvisorio". Quello attuale è "il tempo della missione". "Si sono affievoliti, infatti, i tradizionali canali di trasmissione della fede e si deve fare i conti con un sistema mediatico invasivo e pervasivo". Per questo, ha ribadito Viganò, è necessario "superare la tentazione della nostalgia, del pessimismo e dell'adattamento".
Auditorium Benedetto XVI, Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (LE) - "Dinnanzi alle sfide della contemporaneità, occorre trasformare le criticità in risorse. La Chiesa, infatti, come sosteneva Giovanni Paolo II, «sta prendendo più chiara coscienza che il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell'esistente ma della missione». Questo significa progettare in modo nuovo, ovvero acquisire uno stile, una mentalità". È quanto ha affermato Dario Edoardo Viganò nel Convegno Educazione della persona e trasmissione delle fede. L'incontro si è ispirato ai temi affrontati dal Convegno ecclesiale di Verona. La diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, ha infatti formulato un piano pastorale diocesano pluriennale (2007-2011), scandito dai temi discussi in quell'assise nazionale della Chiesa italiana e indicati come "ambiti" (vita affettiva, fragilità umana, cittadinanza, lavoro e festa, tradizione), nei quali la vita ordinaria dei credenti deve imparare a fare esperienza di speranza. Per l'anno 2010 il tema affrontato è stata la tradizione che si collega agli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il decennio 2010- 2020. Al convegno hanno preso parte, oltre a Dario E. Viganò, mons. Agostino Superbo (arcivescovo di Potenza e vicepresidente della CEI) ed Elisabetta Musi (docente all'Università Cattolica di Piacenza). Riguardo alla necessità di una "nuova progettazione", in particolare nel rapporto educazione-comunicazione, Viganò puntualizza che "educare nel complesso sistema culturale oggi significa assumere anzitutto la responsabilità di risemantizzare lo spazio nel quale siamo chiamati ad agire ecclesialmente. In altre parole, possiamo riprogettare la nostra presenza concreta nell'attuale contesto, proprio a partire dal mettere in gioco la creatività e l'intelligenza (mai disgiunte dalla fatica dello studio) per attribuire un valore simbolico agli spazi preesistenti, spazi che non sono supporto per dare voce a comunicazioni anche importanti, ma che entrano a far parte del testo stesso, diventano essi stessi produzioni culturali. Dunque, educazione e comunicazione: non una serie di tecniche in più (sulle quali neppure è da discuterne la necessaria competenza e aggiornamento), ma anzitutto riproporre le condizioni del fascino di uomini e donne che nella contemporaneità sanno stare dentro, con capacità e dignità, mostrando di continuo anche la trascendenza del Vangelo".
Sala Nervi, Città del Vaticano - "La mostra Preti al cinema. I sacerdoti e l'immaginario cinematografico segue un percorso cronologico che va da Il ritorno di Don Camillo al film di Verdone. Si tratta quasi esclusivamente di pellicole cinematografiche di finzione, a eccezione de La certosa di Parma di Bolognini, che venne trasmessa in tv per la sua eccessiva lunghezza, e di due documentari molto importanti: Pastor Angelicus di Romolo Marcellini e Luis Trenker, che venne realizzato direttamente con i contributi della Chiesa Cattolica, e Giovanni XXIII. Pacem in terris di Guido Guerrasio, dedicato a uno dei Papi più attenti al linguaggio cinematografico". È quanto spiega Dario Edoardo Viganò, all'inaugurazione della mostra realizzata dalla FEdS, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e l'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI, in occasione dell'Anno Sacerdotale indetto dal papa Benedetto XVI. L'inaugurazione si è svolta alla presenza di S.E. il card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, e del regista Carlo Verdone. "Il cinema ha offerto una molteplicità di rappresentazioni del ministero sacerdotale" - ha dichiarato il card. Bagnasco - "raccontandone spesso il sacrificio e la testimonianza accanto agli ultimi della società, sia in tempi di pace che durante i difficili anni della guerra". "Il regista Carlo Verdone" - ha affermato sempre il card. Bagnasco - "nei suoi trent'anni di carriera ha affrontato in più di un'occasione la figura del sacerdote, sottolineandone a volte difetti e debolezze, con rappresentazioni spesso caricaturali, ma sempre cariche di singolari spunti di riflessione, che solo il linguaggio della commedia a volte riesce a dare". Il regista romano ha poi precisato che "calare la figura del prete nei meccanismi della commedia è sempre compito delicato, perché è un genere fatto essenzialmente di gag. Nel mio ultimo film, Io, loro e Lara, ho voluto dare al prete un volto umano, ponendolo di fronte a una crisi di fede, e ho cercato di farlo con la massima onestà. Se ci sono riuscito non lo so, ma l'attenzione che la Chiesa ha rivolto al mio film e il dibattito che ne è seguito mi confortano".
Aula Pio XI, Pontificia Università Lateranense, Roma - Per entrare nella Rete, "ciò che è necessario, oltre le competenze, è il cuore appassionato dei credenti". Richiamando le parole del Papa, Dario Edoardo Viganò ha introdotto il Convegno di Studi Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola, che prende le mosse dal titolo del Messaggio di Benedetto XVI per la 44a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. A promuovere l'iniziativa l'Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Lateranense, l'Ufficio CEI per le comunicazioni sociali, l'associazione Comunicazione e cultura Paoline onlus, l'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, il Servizio diocesano per la pastorale giovanile, «Avvenire», Azione cattolica di Roma e l'Ucsi Lazio. Hanno preso parte alla tavola rotonda, moderata da Dario Edoardo Viganò, mons. Domenico Pompili (Direttore Ufficio nazionale comunicazioni sociali, CEI), Aldo Maria Valli (Vaticanista Tg1, Rai), Angelo Romeo (LUMSA), Paolo Padrini (Ideatore dell'iBreviary per iPod/iPad e studioso di digital media). "Il mondo digitale" - ha sottolineato Viganò nel suo intervento - "può essere l'occasione per realizzare quel «cortile dei gentili» auspicato dal Papa, che "anche per i curiosi, o i non credenti, può essere l'occasione per incontri personali che poi possono anche condurre al dono della fede".
Reggia della Venaria Reale, Torino - "La vocazione costitutiva del cinema come dispositivo affabulatorio ha reso possibile e fecondo sin dalle origini l'incontro con la storia biblica, con la figura di Gesù. Già nel 1897 i fratelli Lumière girano Vues représentant la vie et la passion de Jésus Christ, ma i primi veri e propri lungometraggi sono La vita e la Passione di Gesù Cristo (1902-1907) di Ferdinand Zecca e il famosissimo Christus (1916) di Giulio Antamoro: due antesignani dei successivi kolossal hollywoodiani". È quanto afferma Dario Edoardo Viganò nel suo intervento per la tavola rotonda L'immagine di Gesù nella storia del cinema, organizzata dal Museo Nazionale del Cinema e dalla Venaria Reale, in occasione della mostra Ecce Homo. L'immagine di Gesù nella storia del cinema, allestita al Museo Nazionale del Cinema di Torino (Mole Antonelliana, 26 marzo - 6 giugno 2010). Hanno preso parte alla tavola rotonda, moderata da Alberto Barbera (Critico e Direttore del Museo Nazionale del Cinema), oltre a Dario E. Viganò, Giuseppe Ghiberti (Università Cattolica di Milano), Tomaso Subini (Università degli Studi di Milano), Timothy Verdon (docente alla Stanford University). "Hollywood" - precisa Viganò - "si è appropria in maniera continuativa della figura di Cristo. Pensiamo all'agiografica e violenta Il re dei re (The King of Kings, 1927) di Cecil B. De Mille, la La tunica (The Robe, 1953) di Henry Koster, che segna il debutto del formato cinemascope, oppure La più grande storia mai raccontata (The Greatest Story ever Told, 1965) di George Stevens, potente affresco popolare, incline però ad accartocciarsi in una bolsa iconografia da santino. A tale produzione anestetizzata si contrappone però in Italia la visione di Pier Paolo Pasolini: già con La ricotta, episodio del film collettivo Ro.Go.Pa.G (1963) diretto da Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti, l'autore friulano segna la distanza dal biopic hollywoodiano e, l'anno successivo, firma Il Vangelo secondo Matteo (1964) in cui Pasolini recupera lo scandalo e la bellezza del messaggio evangelico contestualizzandolo nel Sud d'Italia, tra gli sguardi trasparenti di attori non professionisti".
Istituto Redemptor hominis, Pontificia Università Lateranense, Roma - Una riflessione sul "consumo" per affrontare la realtà dell'uomo di oggi. Consumo, dunque sono? Una prospettiva educativa, teologica e sociale è il titolo della Giornata di Studio organizzata dall'Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense (PUL), in collaborazione con l'Università Pontificia Salesiana (UPS) e il CeSNAF (Centro studi Nazareth Alta Formazione), il 5 maggio 2010 alla Lateranense. "Attraverso la riflessione sul consumo" - ha spiegato Dario Edoardo Viganò nel suo intervento di apertura di apertura dei lavori - "si vuole promuovere un approfondimento non solo sull'emergenza educativa ma, allargando gli orizzonti, sulla realtà esistenziale e socio-culturale dell'uomo di oggi, alla luce dell'antropologia e dell'esperienza cristiane". Le relazioni e i dibattiti hanno puntato ad approfondire le sfide e le problematiche legate ai consumi, in particolare sottolineando gli ambiti teologico-pastorale, psico-educativo e socio-culturale. Tra i relatori Sergio Belardinelli (Università di Bologna, PUL), Sergio Lanza (PUL), Francis-Vincent Anthony (UPS), Gabriele Quinzi (UPS), Chiara Palazzini (PUL e CeSNAF), Massimiliano Padula (PUL), Angelo Romeo (LUMSA).
Auditorium San Domenico, Oristano - Nell'ambito del Corso di Formazione Politica, promosso dal gruppo Meic di Oristano, dall'Osservatorio Socio-Pastorale diocesano, dal MpU, Dario Edoardo Viganò ha tenuto una conferenza sul tema Etica della Comunicazione: alcune prospettive. "Di fronte all'attuale situazione refrattaria a dettami di tipo morale" - spiega Viganò - "emerge una reazione, un bisogno di etica che tuttavia si esprime spesso in toni apocalittici. Questo porta al moralismo spicciolo e a pensare all'etica come deontologia professionale". Nell'affrontare l'urgenza di un'etica delle comunicazioni, ripercorrendo anzitutto i principali guadagni teorico-filosofici, Viganò si è poi soffermato nello specifico sulla figura del giornalista e sulla questione dell'obiettività dell'informazioni, sugli scenari problematici schiusi dallo sviluppo delle tecnologie digitali.
Hotel Summit, Roma - "Digitale significa ripensare la categoria della relazione che è quella face to face, quella in presenza degli incontri, delle comunità cristiane, ma anche una relazione che si dilata nelle sue forme di comprensione sulla Rete, sul web 2.0, che non è semplicemente un'esposizione, ma anche un'interazione, una partecipazione. Il digitale indica un percorso di riappropriazione e di risemantizzazione di alcune categorie particolarmente significative per l'esperienza ecclesiale come quella di territorio". È quanto ha affermato Dario Edoardo Viganò in occasione del Convegno nazionale Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell'era cross mediale, organizzato a Roma dalla CEI, dal 22 al 24 aprile 2010; convegno di cui Viganò è stato coordinatore nonché moderatore di una delle tavole rotonde della giornata inaugurale, Media, linguaggi e crossmedialità, cui hanno preso parte Ruggero Eugeni (Massmediologo, Università Cattolica di Milano), Paolo Peverini (Semiologo, LUISS Guido Carli) e Mario Calabresi (Direttore de «La Stampa»). "Testimoni Digitali, dunque, è l'occasione non tanto per una sociologia cui attaccare in maniera posticcia qualche riflessione morale, bensì per proporre anzitutto una riflessione pastorale, che cerchi di comprendere come sia possibile oggi individuare delle forme attestabili, concrete, dell'essere Chiesa, del porre delle azioni ecclesiali in un contesto così fortemente pervaso dai digital media".
Curia Vescovile, La Storta (Roma) - "Noi siamo eredi degli apostoli, di quei testimoni vittoriosi! Ma proprio da questa constatazione nasce la domanda: che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo noi oggi comunicarla?". Partendo dalle parole di Benedetto XVI al Convegno ecclesiale di Verona, Dario Edoardo Viganò ha sviluppato il suo intervento La pastorale delle comunicazioni, tenuto il 16 aprile 2010, nell'ambito degli incontri organizzati dalla Caritas di Porto-Santa Rufina sul tema Comunicare carità. Ripercorrendo il rapporto tra Chiesa e media dagli anni Sessanta agli anni Duemila, Viganò ha riconosciuto che oggigiorno occorre «riflettere sul profilo dell'agire credente all'interno di uno scenario non solo per molti aspetti inedito, ma anche profondamente problematico dal punto di vista antropologico". Nella contemporaneità, infatti, "si sono affievoliti i tradizionali canali di trasmissione della fede (famiglia, scuola) e si deve fare i conti con un sistema mediatico invasivo e pervasivo. Un aspetto di particolare rilevanza, dal punto di vista culturale, è il pensiero debole. Riconosciamo, infatti, che le grandi teorie universali, come l'illuminismo, l'idealismo, il materialismo storico, oggigiorno si sono totalmente sfaldate, sono state sostituite da quello che siamo soliti definire il pluralismo dei giochi linguistici (S. Belardinelli), ovvero nessuno riconosce più ad alcuna istituzione la capacità e la possibilità di dire come dovrebbero andare le cose". Assistiamo a una "rarefazione della presenza ecclesiale istituzionale nel vissuto della gente e insieme accentuazione degli apparati organizzativi ecclesiali". Ancora, c'è da fare i conti con nuove forme di aggregazione laicale e il calo delle vocazioni sacerdotali. Di fronte a questo scenario, tuttavia, l'invito rivolto è di superare la tentazione della nostalgia, del pessimismo e dell'adattamento. "È necessaria una progettazione nuova, dove progettazione significa carattere distintivo dell'agire umano personale e sociale. In altre parole progettare pastoralmente non significa tanto assumere una tecnica ma acquisire una mentalità. È una questione di stile!".
Radio Vaticana, Roma - "Non è un saggio, né una biografia, ma uno strumento che mette in risalto la figura di don Mazzolari, protagonista fra i più significativi del mondo cattolico e della vita politica del Novecento". Esordisce così Dario Edoardo Viganò in occasione della conferenza stampa per la presentazione de Il cielo capovolto, audiolibro su testi di don Primo Mazzolari, presentato il 25 marzo 2010 nella Sala Marconi di Radio Vaticana. L'audiolibro, prodotto da Centro Europeo Risorse Umane-Multimedia San Paolo in collaborazione con la Caritas Italiana, raccoglie i testi più significativi del sacerdote lombardo. Alla conferenza stampa, moderata da Gianfranco Marcelli (capo della redazione romana di «Avvenire»), sono intervenuti, oltre a Dario E. Viganò, mons. Giuseppe Merisi (Presidente di Caritas Italiana), Mino Martinazzoli (politico), Mite Balduzzi e Roberto Tietto (Centro Europeo Risorse Umane). "Un audiolibro" - ha sottolineato Viganò - "non è un nemico del libro tradizionale a stampa. Certo si tratta di modalità di fruizione differenti. Nell'audiolibro l'autore prende corpo. Ascoltare un libro, infatti, è ascoltare il mondo di chi lo narra, accorgersi del suo modo di appartenere alle parole cui dà vita. È quanto una volta facevano i genitori con i propri figli: conferivano alle parole che leggevano la loro storia. E proprio questo elemento faceva di quelle parole un luogo di intimità". Da qui l'augurio che "questo audiolibro possa guidare la riflessione del lettore/ascoltatore nella conoscenza del profilo sacerdotale di don Mazzolari, della sua umanità e della sua fedeltà al messaggio cristiano e alla Chiesa".
Spazio Oberdan, Milano - In occasione dei Mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica, il Festival Cinema Africano, d'Asia e America Latina ha proposto un focus sui film e video che negli ultimi anni hanno trattato gli aspetti più appassionati e contradditori del fenomeno calcistico in Africa. Tra gli eventi del Festival, la tavola rotonda coordinata da Dario Edoardo Viganò, alla quale hanno preso parte Anthony Suze (ex-detenuto politico di Robben Island, leader della Makana Football Association e protagonista di More Than Just a Game), Filippo Maria Ricci (giornalista de «La Gazzetta dello Sport» e autore del libro Scusate il ritardo. Storie di calcio africano, Limina), Michael Smith (produttore del film Streetball), Emanuela Citterio (giornalista «Afronline») e Claudio Agostoni (giornalista di Radio Popolare).
Orizzonte Acireale Hotel, Acireale (CT) - "Essere Chiesa al tempo del digital media". È la riflessione proposta da Dario Edoardo Viganò, nel suo intervento La Parrocchia e la sfida della comunicazione, nell'ambito del corso di formazione La guida pastorale della comunità parrocchiale organizzato dal Centro regionale per la formazione del Clero Madre del Buon Pastore, in collaborazione con la facoltà teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista. Alla luce dei cambiamenti vissuti dalla Chiesa negli ultimi decenni, Viganò ha dunque delineato le sfide e le opportunità cui oggigiorno è chiamata a confrontarsi la parrocchia, soprattutto con lo sviluppo dei media digitali, della Rete, con il passaggio dal web 1.0 a 2.0 e la diffusione dei Social Network. Viganò ha inoltre ribadito la centralità della figura dell'Animatore, ricordando le parole di Giovanni Poalo II: "operai con il genio della fede sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere quest'epoca della comunicazione non come un tempo di alienazione e di smarrimento, ma con un tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra persone i popoli". La figura dell'animatore, sottolinea Viganò, "si adopera nel territorio non da carismatico o imbonitore, ma agisce da testimone, esperto di umanità relazionale e di progettualità, capace di favorire l'apertura e il dialogo".
Pontificia Università Lateranense, Roma - Internet iPod, cellulari, profili su Facebook, chat, mail e sms: nel mondo di oggi i media non sono più uno strumento o un canale, sono diventati un "ambiente" nel quale tutti sono immersi. La questione antropologica legata allo sviluppo dei nuovi media, dei digital media, è al centro dell'intervento di Dario Edoardo Viganò, chiamato a introdurre i lavori del Seminario di Studi L'assistente di Azione Cattolica: uomo di relazioni interpersonali nel tempo della web generation, organizzato dall'Istituto Redemptor hominis della Pontificia Università Lateranense in collaborazione con la Presidenza nazionale dell'Azione Cattolica. Il convegno ha posto l'accento su come la tecnologia digitale possa contribuire a una profonda crisi delle relazioni interpersonali; essa, infatti, permette di essere connessi senza stabilire legami duraturi, di rappresentare le esperienze senza necessariamente viverle, di oltrepassare la logica dell'empatia e della solidarietà. "In questo scenario della contemporaneità" - ha sottolineato Viganò riprendendo il pensiero di Joshua Meyrowitz - "l'uomo non è più pellegrino, ma viandante e invoca nuovamente un territorio da abitare come casa. L'uomo della tarda modernità chiede di riappropriarsi di se stesso, delle sue relazioni, in uno spazio che torni ad essere luogo della stabilità".
Abbazia San Paolo fuori le Mura, Roma - "La minore o maggiore fedeltà di un film al racconto biblico può essere spesso più sfuggente di quanto si creda". È quanto ha affermato Dario Edoardo Viganò, nel suo intervento Testo biblico e ri-figurazione audiovisiva, nell'ambito del convegno Parola e narrazione, tenuto presso l'abbazia di San Paolo fuori le Mura a Roma, il 12 febbraio 2010, e organizzato in collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il Patrocinio della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e il Comune di Roma. Alla tavola rotonda, coordinata dal Rev.mo Padre Edmund Power OSB (abate di San Paolo fuori le Mura), hanno preso parte, oltre a Dario E. Viganò, Myriam Castelli (autrice e conduttrice televisiva di Rai International), Marco Cardinali (giornalista, teologo e direttore di Lateran University Press) e Massimo Mallardo (Responsabile del Coordinamento Gestionale della Direzione Nuovi Media della Rai). Intento dell'intervento di Viganò è stato quello di ripercorrere la storia del cinema rintracciando le ri-scritture audiovisive del testo sacro, in particolare della Passione e delle vicende di Gesù. Dai primi tentativi di ri-scrittura risalenti alle origini del cinema, come Le Christ marchant sur les eaux (1898) di George Méliès oppure il lungometraggio italiano Christus (1916) di Giulio Antamoro, sino alle ri-figurazioni paraboliche come Prima della pioggia (1994) del regista macedone Milcho Manchevski. "Nella storia del cinema" - ha affermato Viganò - "abbiamo tantissime ri-scritture che hanno posto non poche perplessità ai critici sulla loro maggiore o minore fedeltà al testo sacro. La domanda cui ho voluto rispondere è stata: ci sono dei criteri per capire se una ri-scrittura audiovisiva è corretta oppure no? E cosa si intende poi per fedeltà? Fedeli a che cosa? Ritengo che ci siano dei film che pur avendo a livello visivo, narrativo, di superficie una grande aderenza al testo biblico di fatto sono privi di forza, d'identità spirituale ed esistenziale. Altri film, al contrario, pur non raccontando dal punto di vista visivo e narrativo un immediato legame con il testo sacro, presentano con grande intensità alcuni momenti della narrazione biblica".
Scuola Superiore di cultura sociale e media, Toruń (Polonia) - La comunicazione e i riflessi della menzogna. Questo il tema della relazione tenuta da Dario Edoardo Viganò in occasione del Simposio Internazionale organizzato a Toruń (Polonia), il 30 gennaio 2010, dalla Scuola Superiore di cultura sociale e media (Wyzsza Szkola Kultury Spolecznej i Medialnej). Al convegno I volti della menzogna hanno partecipato tra gli altri Christine O'Donell (commentatore politico statunitense), con un intervento su I mass media e la comunicazione negli Stati Uniti d'America, Rafal Broda (docente all'IFJ PAN di Cracovia) e Robert Szwed (docente alla KUL di Lublino), i quali hanno approfondito rispettivamente Il sondaggio e l'opinione pubblica e Il sondaggio come strumento nel dibattito politico. Partendo dal concetto di manipolazione, Viganò ha affrontato la questione del consenso e il ruolo della propaganda. La menzogna e la disinformazione come strategie per manipolare la realtà; in particolare i "processi di selezione e costruzione dell'informazione che portano a privilegiare alcuni temi rispetto ad altri e a presentarli in una determinata luce". Viganò è inoltre intervenuto sul ruolo dei sondaggi come strumento di costruzione dell'opinione pubblica, nonché dei codici deontologici "come mero anestetico della coscienza". Nell'ultima parte del suo intervento, Viganò ha poi proposto un'analisi della comunicazione della Chiesa "in un contesto in cui le grandi teorie universali (illuminismo, idealismo, materialismo storico) si sono totalmente sfaldate, sono scomparse, sostituite dal pluralismo dei giochi linguistici, ovvero nessuno riconosce più ad alcuna istituzione la capacità e la possibilità di dire come dovrebbero andare le cose. Ciascuno ha una propria opinione, non solo nel dibattito tra cattolici e laici, ma anche all'interno degli stessi cattolici, e nessuno riconosce più alla Chiesa l'autorità per dire come deve essere la visione del mondo. Assistiamo a una nuova forma di relativismo, alla confusione di verità con opinione. Manchiamo di un criterio per misurare la validità dei singoli discorsi, delle singole culture. Sembra che tutto abbia valore e che tutto sia paritario".
Scuola dei Master, Università di Pisa, Pisa - In occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2009/2010 della Scuola dei Master della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa, Dario Edoardo Viganò è stato chiamato a tenere la prolusione inaugurale. Tema dell'intervento I vari approcci della comunicazione e i suoi ambiti: il progetto di un dizionario di comunicazione, prendendo le mosse dall'importante progetto editoriale del Dizionario della comunicazione (edito da Carocci nel dicembre 2009), opera curato da Viganò, coordinando 106 autori tra docenti delle principali università italiane e straniere insieme a professionisti del settore comunicazione. "Gli approcci scelti per il Dizionario (storia, media, economia, semiotica, sociologia, psicologia, educazione, teologia, etica, politica)" - chiarisce Viganò nel suo intervento - "riflettono in qualche modo le tensioni dell'uomo all'universo delle comunicazioni, con le sue opportunità e criticità. Certamente presentano un'autonomia disciplinare, ma anche continui punti di tangenza, occasioni di complementarietà. Il crocevia degli approcci è la consapevolezza che nei processi comunicativi oggi la questione è antropologica: basti pensare ai temi della manipolazione e della credibilità, al marketing politico e alla cittadinanza attiva, alle identità multiple e alle ridefinizioni dei concetti pubblico/privato".
Basilica Regina degli Apostoli, Roma - In occasione dell'anno sacerdotale (giugno 2009 - giugno 2010) indetto dal papa Benedetto XVI ricordando la figura del santo Curato d'Ars Giovanni Maria Vianney, Dario Edoardo Viganò è stato chiamato a tenere una conferenza, presso l'auditorium del Centro Paoline presso la Basilica Regina degli Apostoli di Roma, sulla figura del prete nel cinema, anticipando anche l'uscita del suo libro Preti di celluloide. Nove sguardi d'autore, Cittadella Editrice 2010. "Tonaca nera vs colletto bianco. Un richiamo alla stessa opposizione cromatica del cinema delle origini" - ha spiegato Viganò nel suo intervento - "che sin dalla sua nascita non ha esitato a proporre anche storie di preti, soprattutto attraverso declinazioni agiografiche, come ne Il galeotto e il curato (1904) di L. Gaumont, prodotto dalla Bonne Presse. Impossibile certamente classificare, se non per radicalizzazioni, le rappresentazioni del prete nell'ormai più che centenaria storia del cinema. Certamente, tra le più significative ricordiamo la figura del presbitero di Diario di un curato di campagna (1951) di Robert Bresson, tratto dal romanzo di George Bernanos, la storia di un giovane curato, malato di cancro allo stomaco, che muore come un povero Christus patiens, nell'indifferenza della comunità dei fedeli e del clero. Alla fine, però, di tutto questo patire, dei dolori e dell'indifferenza, come dichiara il curato in punto di morte, «che importa? Tutto è grazia»".

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