Articoli marcati con tag ‘Aleksandr Sokurov’

Immagine e immaginazione

martedì, 11 ottobre 2011

Venezia alle spalle, Roma alle porte. RdC dedica ai due maggiori festival italiani ampio spazio, facendo del primo un bilancio – corredato dalle schede di valutazione dei film in cartellone – e del secondo un discorso di prospettiva, segnalandovi gli eventi più attesi della sesta edizione.

In mezzo “Frontiere”, manifestazione che ha debuttato a Bari, proponendo volti e testimonianze del melting pot americano (la gemma era l’adattamento realizzato da Tommy Lee Jones di Sunset Limited di McCarthy). Piccolo festival, grande qualità. Misurabile in termini di diversificazione della proposta.

Unica nel suo genere anche quella del Lumière di Lione (servizio pag. 26), diretto da Thierry Fremaux e presieduto da Bertrand Tavernier, incentrato sui film restaurati e quelli introvabili, conservati nelle cineteche del mondo. Chicca della terza edizione sarà la proiezione del Fuoco, capolavoro del muto di Giovanni Pastrone, frutto della collaborazione con Gabriele D’Annunzio, nella versione restaurata dal Museo del Cinema di Torino, ospite d’onore della kermesse.

La difesa del cinema passa anche dai premi. Sacrosanto il Leone d’Oro alla carriera a Marco Bellocchio. Ineccepibile il Leone d’Oro al Faust di Aleksandr Sokurov, che ha vinto anche il Signis ed è stato nostro gradito ospite al Lido, per la presentazione del volume a lui dedicato, Osservare l’incanto di Denis Brotto, edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Un viaggio a 360 gradi nel cinema di un irriducibile difensore dell’arte e dell’umanesimo. Sokurov si conferma artista senza compromessi, regalando alla Mostra e a tutti noi un’opera monumentale sulla corruzione, la rovina e la morte da cui niente e nessuno si salva: “E’ importante allora – ricorda il regista – mantenere intatta almeno una cosa: la propria anima”. Quell’anima cercata, perduta o salvaguardata, anche dal cinema dei fratelli Dardenne, a cui abbiamo conferito il Premio Bresson 2011. Luc e Jean Pierre venivano per la prima volta in Laguna e non sorprende l’abbiano fatto proprio per il riconoscimento intitolato al maestro francese, “che ha formato il nostro sguardo”.  E che ha insegnato loro la valorizzazione di ogni dettaglio, la convinzione che solo il lavoro di messa in scena può rivelare lo splendore della verità del reale, oltre la sua reificazione. Fino al paradosso di  “non realizzare immagini: perché le immagini intrappolano le cose, intrappolano gli oggetti, intrappolano i corpi degli attori”. Bisogna allora rifiutarle? “No, liberarle dallo stereotipo. Usando l’immaginazione oltre le immagini”.

Strillo: Quando il cinema è al servizio della verità: Sokurov e i Dardenne

Buon cinema non mente

domenica, 28 novembre 2010

Buon cinema non mente

Editoriale Dicembre Rivista del Cinematografo

“Tutto svanisce, si rovina, si corrompe. Sotto tale prospettiva è allora importante mantenere intatta almeno una cosa, la propria anima”. Ecco chi è Aleksandr Sokurov , le cui parole esprimono meglio di chiunque altro quale afflato pervada il suo mondo poetico. Manifesto programmatico per l’umano e per l’arte, intesa dostoevskjianamente come ricerca del pneuma, l’anima segreta dell’uomo. Di ognuno. D’altra parte la Russia – riferimento privilegiato, quasi epidermico, di questo cineasta, nonostante le sue digressioni in Germania (Moloch) e in Giappone (Il Sole) – sente come proprio un destino universale, perché a cavallo tra due culture (slava e occidentale) e per il capriccio di una storia che le ha riservato un posto in prima fila e un ruolo politicamente strategico. Sokurov è figlio di una tradizione artistica spirituale, che assegna alla bellezza un potere liberante, quasi religioso. La sua partecipazione a Tertio Millennio (dove aveva già Portato Alexandra), non è solo gradita, ma obbligata per un festival che alla prassi cinematografica guarda (e crede) come a una ricerca di senso.

Dello stesso segno l’invito rivolto a Mahamat-Saleh Haroun e Victor Erice (in questo numero di RdC potete leggere due interviste esclusive), cineasti diversi, ma accomunati da un’incrollabile fiducia nel proprio lavoro, quella che ad Haroun fa dire che “il semplice atto di filmare è speranza”.

La XIV edizione della manifestazione promossa da FEdS ricomincia da loro (Sokurov porta 6 documentari inediti, Haroun il suo ultimo Un homme qui crie, mentre di Erice vedremo La morte rouge) e da altre testimonianze di cinema che abbiamo pescato in giro per il mondo – dall’America (da non perdere il doc di Scorsese dedicato a Kazan, A Letter to Elia ) all’Iran – nell’idea che oggi più che mai le sorti magnifiche e progressive si giochino sulle frontiere: territoriali, generazionali, culturali, in breve identitarie. Quel chi siamo? da cui le civiltà, nei passaggi epocali della loro storia, devono ripartire. E se l’Italia, come pare, sta vivendo il suo, può rinunciare a investire nella cultura? Non ho competenze in materia economica né saprei quantificare le risorse disponibili, per cui non posso rispondere.

Ma mi piace pensare che quanto Claudio Magris ha scritto qualche settimana fa sul Corriere a proposito del teatro possa valere anche per la settima arte: “Certo è meglio vivere senza teatro che senza pane. Ma la vita sarebbe triste senza il teatro, e siamo nati non solo per sopravvivere, ma anche per capire qualcosa della vita e, se possibile, pure per goderla”.

 “L’idea guida di Tertio Millennio è che oggi le sorti magnifiche e progressive si giochino sulle frontiere”