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Parola fatta immagine

lunedì, 26 marzo 2012

Dopo Lucio Dalla, l’Italia perde un altro grande poeta: Tonino Guerra. Artista eclettico, italiano doc: campione dell’arte di arrangiarsi con tutto e di cimentarsi con ogni cosa: nel bene e nel male, nella bellezza soprattutto. Guerra si è espresso in molti modi: poesia, cinema, pittura, apologo. Affluenti tutti che sfociavano nel mare dolce della parola: “La parola – ha confessato una volta – è sempre stata salvezza, alla parola ho dedicato il mio lavoro”. Tonino Guerra non è stato solo trasversale alle forme, ma anche alle etichettature. Alla distinzione tra cultura alta e cultura bassa, lui preferiva questa: la capacità o meno di risonanza della lingua nel mondo della vita. Non deve sorprendere allora la sua predilezione per il dialetto: “E’ la lingua che conosco e sento meglio – diceva –. Le parole sono cariche di tradizione, a me sembrano più cariche, ogni parola contiene la storia di tutte le generazioni passate, i proverbi, le cose”. E’ stato tra i più grandi cantastorie della sue terra, la Romagna, ma con un afflato universale tale da meritare la definizione che di lui diede Elsa Morante: l’Omero della civiltà contadina. Con il grande greco condivideva la qualità icastica, figurativa del segno linguistico. Niente di strano allora che il poeta della parola abbia incontrato due poeti dell’immagine come Antonioni e Fellini, tra i nostri uomini di cinema quelli meno legati al testo scritto. Risonanze. Rifrazioni da segno a segno, dalla parola al mondo: “I versi sono polvere chiusa/di un mio tormento d’amore/ma fuori l’aria è corretta/mutevole e dolce ed il sole/ti parla di care promesse/così quando scrivo/chino il capo nella polvere/e anelo il vento, il sole/e la mia pelle di donna/contro la pelle di un uomo”. E’ un’altra grande voce a tessere trama e ordito di immagini e parole, interne folgorazioni ed epifanie del reale: Alda Merini. Alla poetessa meneghina è stato dedicato un premio letterario, Primaveradellapoesia, iniziativa che ha coinvolto, oltre al sottoscritto, molte personalità del mondo della cultura, non solo di quello letterario. Sconfinamenti, anche qui. Ho citato non a caso la poesia Terra santa, tra le sue più belle: il luogo in cui Dio ha scelto d’incontrare l’uomo – e dove RdC tornerà quattro anni dopo il viaggio per i suoi 80 anni – diventa per la Merini la soglia tra l’invisibile e il visibile, ineffabile contatto: dallo Spirito alla materia, passaggi e passaggi. Mistero che si dà a vedere, come un lampo. Una parola si è fatta immagine.