A The Artist gli Oscar più importanti: miglior film, regia, attore protagonista (Jean Dujardin), colonna sonora e costumi. Corona un cammino eccezionale, in cui questo gioiellino del muto ha vinto tutto quello c’era da vincere. E dire che la concorrenza agli Academy Awards era agguerrita, a partire dall’Hugo Cabret di Scorsese, che pure l’aveva superato in numero di candidature. Il film-omaggio a Méliès porta a casa comunque cinque statuette, tra cui quella alla scenografia che fa felice soprattutto il nostro paese perché significa terzo Oscar per Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. L’Italia che pochi giorni prima si era fregiata a Berlino di un riconoscimento ancora più importante, l’Orso d’Oro a Cesare deve morire dei Taviani, 21 anni dopo La casa del sorriso di Ferreri. Un’opera che restituisce dignità tanto al nostro cinema (e alla sua tradizione civile) quanto ai detenuti protagonisti. Troppo presto forse per parlare di un’inversione di tendenza, ma certo è che dopo questo premio difficilmente si potrà parlare ancora di provincialismo del nostro cinema. E’ sulle sue infrastrutture semmai che bisogna intervenire, sull’ammodernamento delle strutture, la razionalizzazione burocratica e istituzionale, i meccanismi di sostegno finanziari e legislativi: la presenza di un tecnico al Ministero dei Beni Culturali, potrebbe risultare decisiva per un’energica azione di rinnovamento. Al Ministro Ornaghi i nostri migliori auguri. Il cambiamento intanto sembra aver investito i festival: dopo la nomina di Barbera alla direzione della Mostra di Venezia, anche Roma cambia pelle, e testa. Dopo Rondi e la Detassis, tocca presumibilmente a Ferrari (presidenza) e Muller (direzione) rilanciare la kermesse capitolina. L’idea però di cambiare sede e date, sovrapponendo quest’ultime a quelle del Torino Film Festival, più che delineare quel cambio di passo auspicato rischiano di approfondire la cesura tra le diverse realtà festivaliere. Che dovrebbero invece operare in sinergia, al fine di rendere più ricca e variegata la proposta culturale. La strategia della cooperazione, con la creazione di network elastici, destinati a lavorare su obiettivi specifici è del resto la nostra mission da anni. La mostra fotografica “Famiglia all’italiana”, che racconta dell’evoluzione di questa istituzione attraverso le immagini del cinema, è un altro frutto buono di questa politica: realizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, sarà a Palazzo Reale a Milano fino al 1° aprile.
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