Tertio dei miracoli

Il miracolo, probabilmente. La rassegna proposta da Tertio Millennio (6-11 dicembre) è strada poco battuta. Apre con l’Ordet di Dreyer, dove tra gli scettici il miracolo è compiuto. Prosegue con il cinema moderno – da Stellet Licht a Hors Satan (ambedue anteprime) – dove il prodigio è incerto. Eventi misteriosi, non per forza divini. Miracoli probabilmente. Rompono la logica mondana, trascendono il reale, aprono il visibile. Trasgressioni di un cinema solo in apparenza fenomenico, secolare. Spinto da una dialettica di ancoraggio/disancoraggio al reale, il cinema moderno trova nel (non)miracolo il segno di una lacerazione, la fessura dentro un sistema autosufficiente, razionale. Illumina una società attraversata da correnti contrastanti: aggrappata ancora alla bussola del razionalismo, ma già bisognosa di guardare oltre. Il film sul miracolo diventa paradigmatico delle odierne frontiere dello spirito. Soglie permeabili dove trascendenza e immanenza, invisibile e visibile, si intrecciano fino a confondersi. Il mondo si scontorna, perde definizione, si fa liquido. Rivela scarti e contraddizioni, ambiguità ed enigmi prima confinati nell’irrazionale. La macchina da presa scopre un secondo sguardo sulle cose, proiettandosi sul piano metaforico della realtà, dove fenomeno e simbolo si saldano per osmosi. Il cinema si fa propriamente “miracolo” (dal latino miraculum: ciò che a vedersi suscita meraviglia), ovvero occhio colmo di stupore.

Sarebbe piaciuta, crediamo, a un grande regista della spiritualità come Andrei Tarkovsky una rassegna così. Ed è a lui – a 25 anni dalla scomparsa – che vorremmo idealmente dedicarla. Ma non di soli miracoli vive Tertio Millennio. Segnaliamo le anteprime dedicate al disagio sociale – da Atmen ad Attack the Block che si pongono il problema di scavalcare la cronaca, afferrando il reale oltre il realismo. Un problema che Elio Petri aveva risolto in maniera esemplare con la deformazione grottesca. Non a caso il restauro de I giorni contati è tra gli eventi di questa edizione.

In bocca al lupo infine al neo ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi. I troppi nodi che il cinema italiano deve ancora risolvere – dall’industrializzazione monca al ripensamento dei meccanismi di finanziamento, dall’ammodernamento dei linguaggi a quello delle sale, senza sacrificare del tutto il vecchio esercizio urbano – necessitano di un dicastero deciso e longevo. Nel paese che rimuove i ministri prima dei problemi, sarebbe la prima vera riforma.

Strillo: La rassegna rivela un cinema – e un mondo – che ha bisogno ancora di stupore

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