Archivi per la categoria ‘Pubblicazioni’

RAPPORTO 2012 – “Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia”

giovedì, 13 giugno 2013

MARTEDÌ 18 GIUGNO 2013 ore 11.00
LUISS Guido Carli, Aula 211
Viale Romania 32, Roma

intervengono:
Dario E. Viganò, Presidente Fondazione Ente dello Spettacolo
Nicola Borrelli, Direttore Generale Cinema MiBac
Lionello Cerri, Presidente Anec
Paolo Protti, Presidente del Comitato di Gestione di Schermi di Qualità
Paolo Del Brocco, AD Rai Cinema
Carlo Rossella, Presidente Medusa Film
Giampaolo Letta, AD Medusa Film
Elisabetta Brunella, MEDIA Salles
Stefano Antoniozzi, Banca Monte dei Paschi di Siena
Roberto Paolo Nelli, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Leonardo Coletti, CFS Legal
Redento Mori, giornalista, curatore scientifico del rapporto
modera
Franco Montini, La Repubblica

Il cinema è Salvo

lunedì, 3 giugno 2013

Palma d’oro a a La Via d’Adele di Abdellatif Kechiche, secondo i pronostici. Un verdetto che sa di ritorno “nuovo” all’antico, a una verità delle immagini prima ancora che nelle immagini. Al contenuto nella forma. Risarcisce il regista franco-tunisino delle amarezza passate, soprattutto della vittoria scippatagli nel 2007 da Ang Lee, quando alla Mostra di Venezia Lussuria strappò il Leone d’Oro a Cous cous. Stavolta Ang Lee era in giuria e non è escluso che il cineasta taiwanese abbia voluto sdebitarsi con il collega. Ma il vero vincitore di Cannes 66 è Cannes. La macchina da guerra messa in piedi da Fremaux è stata impressionante. Il tradizionale piatto ricco di star – da Leonardo Di Caprio a Uma Thurman – è stato superato stavolta dalle prelibatezze del concorso. Ottima annata. Mai come quest’anno la squadra capitanata da Steven Spielberg ha avuto l’imbarazzo della scelta. Tanti papabili, molti possibili scontenti. E invece anche la giuria si è comportata egregiamente consegnando a questa edizione un palmares condivisibile ed equilibrato. Più o meno tutti hanno avuto qualcosa: dal quotatissimo Le passé di Asghar Farhadi (premiata l’attrice protagonista: Berenice Bejo) al delizioso Inside Llewin Davis dei fratelli Coen (Grand Prix) , per non dire degli amatissimi e toccanti Nebraska di Alexander Payne (miglior attore Bruce Dern) e Like Father, Like Son del giapponese Kore-eda. Coraggioso il premio alla regia per il giovane filmaker messicano Amat Escalante (Heli). Ci sta quello alla sceneggiatura per il violentissimo Touch of Sin del cinese Jia Zhang-Ke. Dispiace per il nostro Paolo Sorrentino, rimasto a bocca asciutta: La grande bellezza avrebbe certamente meritato qualcosa. Ma anche Roman Polanski, acclamatissimo per La Vénus à la fourrure, può recriminare. Sorridono gli altri italiani: Miele di Valeria Golino ottiene la menzione speciale della Giuria ecumenica (che premia Farhadi). Stesso riconoscimento, tra i cortometraggi, a 37°4 S di Adriano Valerio. Ma la vera soddisfazione è Salvo, opera prima firmata da due registi siciliani, Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che hanno vinto sia il Grand Prix della Semaine de la Critique che il Prix Révélation assegnatogli dalla giuria presieduta da Mia Hansen-Løve. Non sfugga il paradosso: l’unico film italiano a tornare vittorioso da Cannes è anche il solo a non avere ancora una distribuzione nel nostro paese.
Dida: Il vero vincitore di Cannes 66? E’ Cannes. Luci e ombre per gli italiani

Scary Movie

giovedì, 2 maggio 2013

Rinnovo del tax credit, contrasto alla pirateria, ritocco del FUS. Sono alcune delle proposte avanzate dai produttori italiani per frenare l’emorragia del nostro sistema cinema. Una catastrofe galoppante, lo dicono impietosamente i numeri. Nel 2012: -7,95% di incassi rispetto al 2011 (-17% sul 2010); -9,88% di presenze rispetto al 2011 (-17%); solo in riferimento alla produzione tricolore: -34,71% di presenze e -36,23% di incassi rispetto al 2011, con la quota di mercato (Italia + coproduzioni) che passa dal 35,53 al 25,2%, cui fa fronte un aumento di quella Usa (dal 48,58 al 53,21%). Nel primo scorcio del 2013 le cose vanno addirittura peggio: -5% di presenze nel primo trimestre rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso (-35% sul 2010). Unico dato in controtendenza: l’aumento del numero dei film prodotti, 166 nel 2012 a fronte dei 155 del 2011. Ma è una positività che non deve ingannare, deriva da una crescita delle coproduzioni con l’estero, mentre dei 129 film interamente realizzati con capitale italiano, quasi la metà (61) hanno budget di produzione sotto gli 800 mila euro e nessuna chance sul mercato. Sulla bilancia pesa negativamente anche l’irripetibile exploit realizzato nel 2011 da Che bella giornata (43 milioni di euro d’incassi), considerato che Benvenuti al Nord si è fermato nel 2012 a 27 milioni e Il principe abusivo – fin qui il titolo più ricco di questo 2013 – non è andato oltre i 15. Segno che né le storie né i linguaggi sono stati capaci di rinnovarsi in questi anni mentre la Tv ha esaurito la sua funzione vicaria, terra di coltura di fenomeni (Zalone, Bisio, Siani) da sfruttare in sala per una, due stagioni. A questo quadro, già di per sé desolante, va aggiunto il crescente cortocircuito tra i vari attori della filiera: particolarmente preoccupante – e ci riguarda da vicino – quello tra critica e pubblico, con la prima sempre meno determinante nelle scelte di fruizione del secondo (e addirittura un film come Scary Movie 5, nemmeno proiettato in anteprima per la stampa specializzata, è campione d’incassi al box office del 21 aprile!). Il sistema oggi presenta tante e tali disfunzioni che le ricette sostenute dai produttori, per quanto auspicabili, possono solo tamponare qualche falla. Inutile nascondersi: questa è una crisi più grande di quella endogena al nostro cinema. Non si può chiedere alle famiglie di pagare dagli 8 ai 12 euro (con il 3D) a biglietto quando faticano ad arrivare a fine mese. Contro la realtà non c’è fiction che tenga.

Cinema: Storie che cambiano la vita

venerdì, 12 aprile 2013

CALENDARIO PRESENTAZIONI APRILE-MAGGIO 2013 DELL’ULTIMO LIBRO DI DARIO E. VIGANÒ “IL VATICANO II E LA COMUNICAZIONE”

martedì, 9 aprile 2013

Proseguono le presentazioni dell’ultimo libro di Dario Edoardo Viganò, “Il Vaticano II e la comunicazione. Una rinnovata storia tra Vangelo e società” (Paoline 2013), dopo gli incontri nella Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi a Milano (24 gennaio 2013), nella Camera dei Deputati del Parlamento italiano (19 febbraio) e nella Sala Consiliare del Comune di Bari (22 febbraio). Di seguito il calendario delle presentazioni nei mesi di aprile e maggio 2013. Per maggiori informazioni: ufficiostampa@paoline.it

Il vento è cambiato

martedì, 2 aprile 2013

Tira un’aria nuova nel paese. Un vento positivo che si è alzato da San Pietro per arrivare nelle piazze, tra la gente, persino nelle stanze della politica. E’ arrivato il “buon giorno” di Papa Francesco. Il rivoluzionario lo ha definito qualcuno, con uno zelo figlio delle vecchie categorie della politica. Più semplicemente l’uomo capace di dare corpo, gesti e parole a un cambiamento già atteso, invocato. Difficile dire quale esito avrà questa richiesta, ma se ne può già delineare la forma. E’ un progresso assai prossimo a un ritorno. La curva di un tempo riformato in cui futuro e passato si avvicinano fino a toccarsi. Il nome scelto – Francesco – è già un’indicazione. Ma è nelle parole antiche che oggi risuonano come nuove (“Misericordia”, “Custodia dell’altro e del Creato”) l’evidente segno di discontinuità. Non rispetto ai predecessori, ma nei confronti di un orizzonte politico, sociale, culturale: rassegnato. “Il potere è servizio”, ha ricordato Bergoglio davanti a guide spirituali, capi di stato, fedeli, curiosi. Messaggio rivolto a tutti, anche a noi operatori dell’informazione, spesso arroccati dietro scrivanie, solleticati da vanità e ambizioni personali, dimentichi che il nostro lavoro ha senso solo se pensato per l’altro, lettore o spettatore. L’informazione come servizio, la verità come responsabilità. Un ritorno non alle origini – di deviazioni dalla “retta via” ce ne sono sempre state – ma all’origine. Ubi consistam. Un segnale che arriva anche dal cinema. Da quello americano che rialza la testa e rilancia grandi ideali (Lincoln), aut-aut morali (Flight, Come un tuono), chiude i conti col passato (Zero Dark Thirty, Django), a quello europeo, capace di “riprendere” il cammino partendo da vie nuove, segrete (L’amore inatteso). Persino quello italiano, se ci spostiamo alla sua periferia, sa annunciare buone nuove, meglio novelle (Su Re). Il trait d’union è la ritrovata centralità dell’uomo. I suoi rovelli, le sue miserie, il suo destino. Ci sembrava doveroso dedicare lo speciale di questo numero a un maestro che dell’uomo ha fatto l’Alfa e l’Omega del suo cinema: Martin Scorsese. Lanciare un piccolo segnale anche noi. Anteporre alle crisi perpetue degli apparati e dei leviatani invisibili del nostro tempo, l’unica cosa che è possibile toccare con mano, abbia valore, valga davvero la pena “custodire”. L’uomo , il grande dimenticato. Come quell’altra parola che quasi non sapevamo più pronunciare: speranza…

I 31 giorni che hanno cambiato la Chiesa

giovedì, 28 marzo 2013

Presentato in Vaticano «Francesco»: 50 minuti di immagini dalla rinuncia di Ratzinger all’elezione di Bergoglio.

ROMA – «Sono un grande peccatore, confidando nella Misericordia e nella pazienza di Dio, nella sofferenza accetto». Sono queste le prime parole di Jorge Bergoglio ai cardinali riuniti in Conclave dopo averlo scelto come 265mo successore di Pietro. Una frase, finora rimasta chiusa nel segreto della Cappella Sistina e che ora, dopo aver chiesto e ottenuto il permesso del Papa, sono state rivelate dal cardinal Comastri nel documentario «Francesco – Elezione di un Papa che viene dalla fine del mondo», che il Corriere della Sera distribuirà in edicola dal 2 aprile.

IL DVD – Il dvd, coprodotto dal Centro televisivo vaticano (Ctv), con Officina della Comunicazione, Rcs e Rai-Eri – e che sarà allegato al Corriere al costo di 10,90 euro più il prezzo del quotidiano – è stato presentato mercoledì in Vaticano dal direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, dal direttore del Centro televisivo vaticano Dario Viganò, da monsignor Claudio Maria Celli nella doppia veste di presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali e presidente del consiglio di amministrazione del Centro televisivo vaticano e da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Un’opera unica e «particolarmente tempestiva», commenta padre Lombardi, che sintetizza in 50 minuti di immagini i 31 giorni che hanno cambiato la Chiesa: dalle «dimissioni» di Benedetto XVI, arrivate l’11 febbraio a sorpresa davanti al Concistoro, fino all’elezione di Papa Francesco, il 13 marzo. E prosegue fino allo storico incontro tra Bergoglio e il suo predecessore a Castelgandolfo avvenuto sabato scorso.

EMOZIONE E RIFLESSIONE – «Abbiamo tutti seguito con grande emozione questi giorni e abbiamo faticato a capire cosa stava accadendo – dice il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli – Abbiamo cercato di raccontare, magari con qualche ingenuità, qualche eccesso, però con una partecipazione emotiva che difficilmente si riscontra raccontando altri fatti. Questo dvd ci aiuta a rivedere e riflettere su quello che è avvenuto, anche con documenti inediti come le parole che Francesco ha pronunciato in quell’ora e dieci minuti che è passata dalla fumata bianca all’annuncio dell’Habemus Papam».

IL RACCONTO – Oltre alle immagini del Centro Televisivo Vaticano commentate dalle parole del vaticanista Aldo Maria Valli, il documentario contiene anche quattro interviste ai cardinali Angelo Comastri, Oscar Maradiaga, Angelo Sodano e Gianfranco Ravasi. «Abbiamo selezionato le immagini più significative, quelle che offrono informazioni ed emozioni. Le interviste accompagnano le riprese e raccontano i diversi punti di vista di un momento così delicato come il passaggio da un pontificato all’altro, ma anche la continuità tra le due figure che emerge da un grande progetto della Chiesa» spiega monsignor Dario Edoardo Viganò.

IL LIBRO – Il documentario si aggiunge a un’altra iniziativa che il Corriere della Sera dedica al nuovo Pontefice. Da giovedì 28 marzo, il Corriere distribuirà «Papa Francesco», l’autobiografia di Jorge Bergoglio in forma di conversazione con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti. Il libro sarà disponibile in edicola al costo di 12,90 euro più il prezzo del quotidiano.
Carlotta De Leo

L’eredità di Sordi

mercoledì, 27 febbraio 2013

E’ stato marchese, borghese, soldato, medico, maestro e molto altro ancora. In una carriera che conta oltre 100 film, tra camuffamenti riusciti ed esilaranti parodie, Alberto Sordi ha finito per indossare tutte le maschere della nazione, incarnandone di volta in volta tic, umori, slanci ideali, vizi e virtù. “Storia di un italiano”, si è detto, per condensare il significato del suo percorso professionale: una lunga, illuminante galleria di “ritratti” che ha accompagnato mezzo secolo di storia del cinema e del paese, allungandosi come un vestito antropologico sul corpo di diverse generazioni. A dieci anni dalla morte è doveroso non solo non dimenticare Alberto Sordi, ma rendergli il posto giusto nella memoria. Mitizzato dal pubblico più per i personaggi che faceva che per il modo, e snobbato da una critica ideologica a ragione di quegli stessi personaggi (medi, mediocri, mostruosi certo, ma indiscutibilmente “nostri”), Sordi si è ripreso la rivincita nel tempo. Documentari (Alberto il grande di Carlo e Luca Verdone), mostre (Alberto Sordi e la sua Roma, al Vittoriano fino al 31 marzo), concerti, persino strade a lui dedicate, dicono dello straordinario amore di Roma per uno dei suoi figli e della riconoscenza che buona parte del mondo della cultura sa di dovergli ancora oggi. La nostra ricognizione sulla commedia è anche un indiretto omaggio a un attore che della commedia italiana è stato non solo volto ma anche “interprete”, letteralmente messaggero ( inter+pretem: colui che fa conoscere), traduttore, conduttore, medium. Contraddizioni, pulsioni, rovelli sommersi “passavano” da lui, dalla sua mimica, e attraverso lui si rivelavano, esistevano. Dagli attori agli autori, misurare la distanza tra la commedia di ieri e quella in crisi di oggi significa individuare un “vuoto” non solo nelle arcinote vicende produttive e di consumo, ma anche lungo una parabola collettiva di conoscenza, auto-coscienza. Significa ritrovare in mezzo a furbizie e pericolosi retaggi, un paese che, pur senza risolvere problemi, sentiva di doverli portare allo scoperto. I panni sporchi. Alla politica – al nuovo governo, a noi – il compito di riesumare quel paese. Alla cultura – quindi al cinema – il dovere di indirizzarlo. Alla pantomima di una comunità rimossa diciamo basta. E’ arrivata l’ora di girare un nuovo film.
Dida: Carlo Verdone guarda con rispetto Alberto Sordi il grande

Pergamena Mons. Dario Edoardo Vigano’

giovedì, 21 febbraio 2013

Presentazione del libro “Il Vaticano II e la comunicazione”

martedì, 19 febbraio 2013