Il grande salto

18 gennaio 2012

L’anno nuovo ricomincia dal vecchio. Dalla lettura dei dati Cinetel, impietosi nel fotografare una crisi estesa, vischiosa, difficile da rimediare. Colpisce anche lo spettacolo più economico. Gli incassi nel 2011 calano del 10 per cento, le presenze del pubblico in sala del 7. C’è poco da stare allegri. L’Italia al cinema si contrae ma non si deprime: il nostro prodotto tiene botta, confermandosi ai livelli del 2010. Val la pena ricordare però come a trainare la locomotiva tricolore sia stato soprattutto l’enorme exploit del film con Checco Zalone, Che bella giornata, (oltre 43 milioni di incasso, il 6,5% sul totale), il solo a correre nel falso movimento di un 2011 che andrebbe registrato come il classico anno di transizione. Adagiarsi sarebbe un errore. Non solo vanno rinnovati generi e formule narrative ma, come ricorda lo stesso presidente ANICA Riccardo Tozzi, “vanno fatti più film italiani, senza rischiare di produrre un monoprodotto, la commedia, asse portante fin dagli anni ‘50”. Andrebbe accresciuta inoltre la competitività sul mercato globale. L’autarchia non è un reato, ma una conversione industriale del nostro cinema non può prescindere da una più forte penetrazione all’estero. Fuori dai confini patri fatichiamo a farci riconoscere. Se agli Oscar europei abbiamo fatto la parte dei turisti per caso, a quelli americani rischiamo addirittura di non presentarci. La cartina di tornasole è la 69° edizione dei Golden Globes – trionfano The Artist (il più premiato con 3 statuette: al film, all’attore Jean Dujardin e alla colonna sonora) e The Descendants (Globe al protagonista George Clooney e al regista Alexander Payne), Scorsese (per la regia di Hugo Cabret) e Woody Allen (sceneggiatura di Midnight in Paris), le attrici Meryl Streep (The Iron Lady) e Michelle Williams (My Week with Marilyn)– dove non siamo nemmeno riusciti a entrare nella cinquina dei titoli stranieri (l’ha spuntata l’iraniano Una separazione). Un cambio di passo, di stile e di credibilità, va fatto a partire dai grandi festival nostrani: Venezia ha iniziato con la nomina di Alberto Barbera, ovvero dalla competenza (è al suo secondo mandato, dopo quello affidatogli nel 1998) e dal prestigio internazionale (è stato anche tra i giurati di Cannes). Roma è andata a sbattere invece contro un muro di veti politico-istituzionali. Alla kermesse della capitale, più che un cambio di passo servirebbe un salto evolutivo.
Strillo: Il nostro cinema chiamato a un cambio di passo. Bene la nomina di Barbera a Venezia, ma Roma?

Sette opere alla Luiss – Venerdì 13 gennaio a Roma l’incontro “Cinema e Spiritualità”, con il regista Gianluca De Serio, Scaraffia, Sorice, Peverini, Sovena e Viganò

12 gennaio 2012

In occasione dell’uscita nelle sale italiane di Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio, opera prima dal sorprendente percorso internazionale con premi vinti ai Festival di Locarno, Annecy, Villerupt, Marrakech, in Italia il Premio Navicella – Cinema Italiano della Rivista del Cinematografo come miglior film dell’anno, e inviti in decine di altre kermesse estere, Cinecittà Luce – il distributore italiano del film – insieme a Dario E. Viganò, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, organizza un incontro a Roma sul tema “Cinema e spiritualità”. A parlarne con il pubblico, venerdì 13 gennaio alle ore 18.00 presso l’Università Luiss, Viale Romania 32, Aula Toti, insieme a Dario Viganò saranno presenti il regista Gianluca De Serio, la storica e giornalista Lucetta Scaraffia, il prof. Michele Sorice, il prof. Paolo Peverini, e Luciano Sovena, AD di Cinecittà Luce. Modera l’incontro il giornalista e critico Federico Pontiggia.
A scandire la conversazione, una selezione di sequenze del film presentate in anteprima.
Sette opere di misericordia, prodotto da La Sarraz Pictures, con Elefant Films e in collaborazione con Rai Cinema, sarà nelle sale italiane con Cinecittà Luce da venerdì 20 gennaio.

Dario E. Viganò presiede e modera l’incontro “Quale famiglia per quale società” alla Pontificia Università Lateranense, con Alessio Boni, Cristiana Capotondi e Guido Chiesa

11 gennaio 2012

In preparazione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano nel mese di maggio del 2012, è stato organizzato il convegno “Quale famiglia per quale società”, l’11 gennaio 2012 presso l’Auditorium Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense (piazza San Giovanni in Laterano, 4), convegno sul tema “Cinema e famiglia”. Dario E. Viganò presiederà e modererà i lavori della tavola rotonda, introdotta dagli interventi di mons. Enrico Dal Covolo (Rettore della Pontificia Università Lateranense) e di mons. Livio Melina (Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia). Relatori dell’incontro sono don Davide Milani (Responsabile delle Comunicazioni Sociali della Diocesi di Milano), José Noriega Bastos (Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia) e Chiara Palazzini (Vice Preside del Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis). Sono previste, inoltre, le testimonianze di Alessio Boni (attore), Cristina Capotondi (attrice) e Guido Chiesa (regista). La conclusione dei lavori è, invece, affidata al card. Ennio Antonelli (Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia).

Tertio dei miracoli

6 dicembre 2011

Il miracolo, probabilmente. La rassegna proposta da Tertio Millennio (6-11 dicembre) è strada poco battuta. Apre con l’Ordet di Dreyer, dove tra gli scettici il miracolo è compiuto. Prosegue con il cinema moderno – da Stellet Licht a Hors Satan (ambedue anteprime) – dove il prodigio è incerto. Eventi misteriosi, non per forza divini. Miracoli probabilmente. Rompono la logica mondana, trascendono il reale, aprono il visibile. Trasgressioni di un cinema solo in apparenza fenomenico, secolare. Spinto da una dialettica di ancoraggio/disancoraggio al reale, il cinema moderno trova nel (non)miracolo il segno di una lacerazione, la fessura dentro un sistema autosufficiente, razionale. Illumina una società attraversata da correnti contrastanti: aggrappata ancora alla bussola del razionalismo, ma già bisognosa di guardare oltre. Il film sul miracolo diventa paradigmatico delle odierne frontiere dello spirito. Soglie permeabili dove trascendenza e immanenza, invisibile e visibile, si intrecciano fino a confondersi. Il mondo si scontorna, perde definizione, si fa liquido. Rivela scarti e contraddizioni, ambiguità ed enigmi prima confinati nell’irrazionale. La macchina da presa scopre un secondo sguardo sulle cose, proiettandosi sul piano metaforico della realtà, dove fenomeno e simbolo si saldano per osmosi. Il cinema si fa propriamente “miracolo” (dal latino miraculum: ciò che a vedersi suscita meraviglia), ovvero occhio colmo di stupore.

Sarebbe piaciuta, crediamo, a un grande regista della spiritualità come Andrei Tarkovsky una rassegna così. Ed è a lui – a 25 anni dalla scomparsa – che vorremmo idealmente dedicarla. Ma non di soli miracoli vive Tertio Millennio. Segnaliamo le anteprime dedicate al disagio sociale – da Atmen ad Attack the Block che si pongono il problema di scavalcare la cronaca, afferrando il reale oltre il realismo. Un problema che Elio Petri aveva risolto in maniera esemplare con la deformazione grottesca. Non a caso il restauro de I giorni contati è tra gli eventi di questa edizione.

In bocca al lupo infine al neo ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi. I troppi nodi che il cinema italiano deve ancora risolvere – dall’industrializzazione monca al ripensamento dei meccanismi di finanziamento, dall’ammodernamento dei linguaggi a quello delle sale, senza sacrificare del tutto il vecchio esercizio urbano – necessitano di un dicastero deciso e longevo. Nel paese che rimuove i ministri prima dei problemi, sarebbe la prima vera riforma.

Strillo: La rassegna rivela un cinema – e un mondo – che ha bisogno ancora di stupore

Dario E. Viganò relatore alla giornata di studio “Società, relazioni e nuove tecnologie”

5 dicembre 2011

Dario Edoardo Viganò interverrà alla giornata di studio “Società, relazioni e nuove tecnologie”, evento, in collaborazione con l’Università Europea di Roma, con il Patrocinio di AIS – Associazione Italiana di Sociologia, organizzato in occasione della presentazione del volume di Angelo Romeo “Società, relazioni e nuove tecnologie” (Edizioni Franco Angeli 2011).

La tavola rotonda si svolgerà lunedì 5 dicembre 2011 alle ore 17.00 presso l’Associazione 361° Biblioteca-Archivio Michele Marotta (via Ofanto 33, Roma). Oltre alla partecipazione di Dario E. Viganò, sono previsti gli interventi di Luca Giuliano (Sapienza Università di Roma), Gianfrancesco Rizzuti (Università Europea di Roma). A moderare l’incontro sarà Carmelo Sardo (Giornalista Tg5).

Presentazione della XV edizione del Tertio Millennio Film Fest

16 novembre 2011

Si volgerà il 22 novembre 2011, alle ore 11.00, presso il Pontificio Consiglio della Cultura (via della Conciliazione 5), la conferenza stampa di presentazione della XV edizione del Tertio Millennio Film Fest (6-11 dicembre 2011), festival incentrato sulle questioni dello Spirito e sul confronto con l’Altro, organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo con il patrocinio dei Pontifici Consigli della Cultura e delle Comunicazioni Sociali.

Dario Edoardo Viganò, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e Direttore della «Rivista del Cinematografo», introdurrà e modererà la conferenza stampa, presentando il calendario degli appuntamenti del festival: il Convegno Internazionale di Studi “Film and Faith” (1-2 dicembre presso la Pontificia Università Lateranense), la rassegna del Tertio Millennio Film Fest (6-11 dicembre) con un palinsesto denso di sorprese, la serata dei prestigiosi RdC Awards (9 dicembre).

Sono previsti, inoltre, gli interventi di Mons. Claudio Maria Celli (Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali), che conferirà il “Premio rivelazione dell’anno”, assegnato nelle scorse edizioni a Margareth Madè per il film Baarìa (2009) di Giuseppe Tornatore e a Luca Marinelli per La solitudine dei numeri primi (2010) di Saverio Costanzo; di Mons. Paul Tighe (Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali); Mons. Franco Perazzolo (Pontificio Consiglio della Cultura).

La conferenza stampa sarà, poi, l’occasione per presentare la II edizione del concorso “i-father Short Film Award” (9 dicembre) indirizzato a giovani film maker. La Fondazione Ente dello Spettacolo, in collaborazione con il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, lancia un bando per la realizzazione di cinque cortometraggi sul tema ”La missione del prete, cogli l’attimo”. L’obiettivo è la produzione di brevi opere audiovisive (durata massima 5 minuti) utilizzando cellulari smart-phone; il bando si rivolge a videomakers, studenti universitari, di istituti e scuole di cinema di età massima 40 anni.

La figura del sacerdote (prete diocesano) dovrà essere presente nello script, ed essere il motore di una situazione importante nel contesto sociale di appartenenza. L’autore dovrà descrivere con immagini significative l’attimo in cui il prete agisce per il bene comune, per una causa pastorale, sociale, caritativa, solidale. Questi i passi da seguire per partecipare al concorso: compilare il form di iscrizione, scrivere un soggetto di una cartella (2.000 battute) e un trattamento di massimo cinque cartelle (10.000 battute), allegando piano di realizzazione e curriculum vitae dell’autore, come da Regolamento; inviarli all’indirizzo ifather@entespettacolo.org entro e non oltre le ore 24:00 del 25/11/2011. L’iscrizione è gratuita. Una giuria composta da personalità di spicco nel campo artistico e cinematografico selezionerà i cinque soggetti che potranno essere realizzati dagli stessi autori e diventare opere cinematografiche. Sono ammessi tutti i generi (finzione, documentario) e le forme espressive, comprese animazione e tecniche miste.

Maggiori dettagli sono disponibili sul sito: www.tertiomillenniofilmfest.org

Un tiepido autunno

9 novembre 2011

E’ arrivato l’autunno tiepido, di sale mezze vuote e di incassi in discesa. Che succede? Solo un anno fa celebravamo i rinverditi fasti del cine-spettacolo, che pur non raggiungendo le cifre astronomiche dell’era pre-televisiva, aveva dato segnali di risveglio e segnato nuovi interessanti margini di guadagno. E festeggiavamo il ritorno del cinema italiano, capace con le sue commedie di mezzo – né grandi né piccole – di toccare quote di mercato vicine al 35%. Un ricordo a giudicare dai timidi risultati di questo periodo.

Il più penalizzato resta il cinema d’autore, che oltre a scontare la congenita mancanza d’appeal, finisce sistematicamente nella tagliola distributiva. C’è un problema di rinnovamento dei linguaggi, come denunciato anche dalle associazioni di categoria.  C’è anche un dirottamento del prodotto americano – un tempo zoccolo duro nella classifica di gradimento del nostro pubblico – verso altri mercati. Ma c’è anche altro. Come spiega bene Franco Montini nella sua “Borsa del Cinema”, bisognerebbe allargare le maglie del pubblico: attualmente è 1/5 della popolazione italiana a decretare il successo delle pellicole. Una quota troppo bassa considerando che l’offerta in sala resta, tra quelle culturali, la più economica.

Occorre stimolare il pubblico, creare un’abitudine alla visione , accrescere la domanda: sono compiti che un buon festival cinematografico dovrebbe teoricamente assolvere e che ci spinge a vedere con favore la capillarità, la varietà e il sostegno alle manifestazioni cinematografiche. L’attenzione costante di RdC verso questi appuntamenti ne è la riprova: solo in questo numero ampio spazio a Roma e Torino. Ben venga la ricchezza di proposte, purché non si traduca – come purtroppo si ha l’impressione – in competitività inutili. Il futuro del cinema si gioca su una diversità progettuale, laddove la diversità fa davvero la differenza.  Dentro questa premessa possono convivere grandi e piccole realtà. Come la nostra, che da anni s’impegna nell’organizzazione di Tertio Millennio (7-11 dicembre), il festival del cinema spirituale che sulla specificità ha costruito identità e consensi. Del  cartellone e degli ospiti parleremo la prossima volta. Vi segnalo però il convegno internazionale su “Cinema e Fede” che ne costituisce l’antipasto: registi, critici e addetti ai lavori si confronteranno in una due giorni (1-2 dicembre)dedicati al tema della ricerca di Dio attraverso il cinema. Una proposta oltre la logica delle passerelle e del glamour. Se non è diversità questa…

Contro il calo degli incassi anche i festival possono fare qualcosa: stimolare il pubblico

La strada di Paolo

3 novembre 2011

In occasione della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il 2 novembre 2011 alle ore 18.00, presso il Palazzo delle Esposizioni, avrà luogo nell’ambito di Risonanze, la proiezione di La strada di Paolo, un film di Salvatore Nocita prodotto da FAI Service (Federazione Autotrasportatori Italiani) e Officina della Comunicazione, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura e Rai Cinema e con la partnership di Fondazione Ente dello Spettacolo.

Il film narra la storia di Paolo, un autotrasportatore diretto per lavoro in Terra Santa. Il suo viaggio prende una direzione inaspettata quando si imbatte in alcune realtà che parlano al suo cuore di Dio, Fede, Grazia e Carità, aprendogli anche gli occhi sull’opportunismo e il cinismo umano. Nell’incontro/scontro con la religiosità e il mistero insondabile di quella Terra, immerso in situazioni surreali, a contatto con personaggi e storie incredibili, per Paolo si aprono nuovi orizzonti che lo porteranno a una decisione fondamentale. Interpretato da Marcello Mazzarella, Valentina Valsania, Gianni Bissaca, Milena Miconi e David Brandon, con la partecipazione straordinaria di Philippe Leroy, il film deve indicazioni imprescindibili per la sua struttura alle interviste a personalità come S.E. Card. Angelo Scola,Arcivescovo di Milano; S.E. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; Fabrizio Palenzona, Presidente di FAI Service; Roberto Vecchioni,cantautore; Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Lucetta Scaraffia,storica, giornalista e docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Afferma S.E. Card. Angelo Scola: «Io credo che la strada per l’uomo di oggi sia quella di guardare fino in fondo ai tratti fondamentali dell’esperienza umana. Il primo, il più importante è la capacità dell’uomo di cogliere il senso della realtà: cioè, la realtà è intelligibile e chiede di essere ospitata dalla nostra intelligenza e questo già implica una tra-scendenza, cioè un andare oltre l’immediato». [estratto da intervista]

S.E. Card. Gianfranco Ravasi sottolinea: «Il bisogno di trascendenza potrebbe essere raffigurato attraverso un’immagine che è curiosamente lontana e vicina a Paolo, è lontana perché viene da un verso di un grande tragico greco che è Eschilo, e dall’altra parte è vicina perché Paolo, noi sappiamo, entra nell’interno dell’orizzonte della cultura greca. La trascendenza è sostanzialmente, se la vogliamo esprimere con un simbolo, proprio questa mano che viene dall’oltre, dall’altro rispetto all’orizzonte in cui siamo immersi. È per questo che Paolo in un certo senso echeggerà questa voce pagana in una maniera differente». [*]

Per Fabrizio Palenzona «Questo film è un esempio della direzione nella quale vogliamo camminare. Lavorare, guadagnare il giusto, rimettere nel circuito più risorse possibili per attenuare i costi delle nostre imprese, sostenere l’azione di difesa dei diritti e promozione dei doveri attraverso la federazione: insomma, ripeto, promuovere una cultura che metta al centro la persona umana. Per questo ci piace il film: il richiamo al senso della vita, al dubbio su cosa e perché siamo in questo mondo, al valore della solidarietà, della famiglia, della pace e del lavoro come strumento di promozione umana». [*]

A queste voci si aggiunge quella del Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo Dario E. Viganò che dichiara: «Nel raccontarci l’imprevedibile percorso di un autotrasportatore diretto in Terra Santa, Nocita recupera uno dei tòpoi più ricorrenti della cultura e dell’arte di ogni secolo: la strada. Che non è mai solo un luogo fisico, un tratto di percorrenza, ma il simbolo stesso dell’uomo in cammino. Formidabile dispositivo di scambio simbolico, la strada è il luogo della scoperta, del perdersi e del ritrovarsi, dell’incontro con l’altro, con il sè, con Dio. Sulla strada l’uomo in cammino si trasforma divenendo, da vagabondo senza meta, un pellegrino del suo destino».

Chiude Roberto Vecchioni: «Io non credo che l’uomo del terzo millennio sia sordo ai temi che riguardano il trascendente. C’è modo e modo di interpretare il trascendente: per paura, per bisogno, per necessità o anche davvero per fede intensa. Il trascendente ha una valenza fondamentale e sublima anche le piccole azioni che facciamo, dà un significato».

Presentazione del libro CARI MAESTRI

18 ottobre 2011

Presentazione del nuovo libro di Dario Edoardo Viganò “CARI MAESTRI. Da Susanne Bier a Gianni Amelio i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione” con una tavola rotonda, martedì 25 ottobre 2011 alle ore 17.30, presso l’aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense (piazza San Giovanni in Laterano 4).

Intervengono S.E. mons. Enrico dal Covolo (Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense), On. Patrizia Prestipino (Assessore alla Provincia di Roma per le Politiche giovanili) e l’Autore del libro, Dario E. Viganò. Sono previsti, inoltre, attori e registi cinematografici. Moderatore dell’incontro è Paolo Rodari (Vaticanista del quotidiano “Il Foglio”).

“Il libro” – spiega Viganò – “indirizzato non soltanto a chi ha un rapporto privilegiato, immediato e quotidiano con i più giovani, ma anche ai cineasti che rivestono oggi un ruolo fondamentale nell’universo educativo, vuole essere un attraversamento trasversale della storia del cinema nel tentativo di cogliere le modalità di rappresentazione dei tre universi educativi: scuola, famiglia e territorio.

Non si tratta di una raccolta con pretese enciclopediche; più semplicemente di una rassegna tesa a presentare le principali opere cinematografiche che hanno affrontato questi temi, film densi di spunti di riflessione e di analisi. L’intento alla base dell’opera e`, infatti, quello di fornire uno strumento agile e funzionale a coloro che sono interessati ad approfondire la questione educativa; a coloro che intendono affrontare una riflessione sull’emergenza educativa e sui principali attori del sistema educativo di formazione delle nuove generazioni, ripensando a partire al ruolo fondamentale dei media, nello specifico all’universo cinematografico. Il libro è, pertanto, rivolto agli studiosi e a coloro che operano nel mondo della comunicazione, dagli animatori della comunicazione e della cultura sino ai docenti dei vari livelli scolastici (soprattutto delle medie inferiori e superiori), ma anche agli operatori pastorali, a coloro che animano le Sale della Comunità, i cineforum”.

Immagine e immaginazione

11 ottobre 2011

Venezia alle spalle, Roma alle porte. RdC dedica ai due maggiori festival italiani ampio spazio, facendo del primo un bilancio – corredato dalle schede di valutazione dei film in cartellone – e del secondo un discorso di prospettiva, segnalandovi gli eventi più attesi della sesta edizione.

In mezzo “Frontiere”, manifestazione che ha debuttato a Bari, proponendo volti e testimonianze del melting pot americano (la gemma era l’adattamento realizzato da Tommy Lee Jones di Sunset Limited di McCarthy). Piccolo festival, grande qualità. Misurabile in termini di diversificazione della proposta.

Unica nel suo genere anche quella del Lumière di Lione (servizio pag. 26), diretto da Thierry Fremaux e presieduto da Bertrand Tavernier, incentrato sui film restaurati e quelli introvabili, conservati nelle cineteche del mondo. Chicca della terza edizione sarà la proiezione del Fuoco, capolavoro del muto di Giovanni Pastrone, frutto della collaborazione con Gabriele D’Annunzio, nella versione restaurata dal Museo del Cinema di Torino, ospite d’onore della kermesse.

La difesa del cinema passa anche dai premi. Sacrosanto il Leone d’Oro alla carriera a Marco Bellocchio. Ineccepibile il Leone d’Oro al Faust di Aleksandr Sokurov, che ha vinto anche il Signis ed è stato nostro gradito ospite al Lido, per la presentazione del volume a lui dedicato, Osservare l’incanto di Denis Brotto, edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Un viaggio a 360 gradi nel cinema di un irriducibile difensore dell’arte e dell’umanesimo. Sokurov si conferma artista senza compromessi, regalando alla Mostra e a tutti noi un’opera monumentale sulla corruzione, la rovina e la morte da cui niente e nessuno si salva: “E’ importante allora – ricorda il regista – mantenere intatta almeno una cosa: la propria anima”. Quell’anima cercata, perduta o salvaguardata, anche dal cinema dei fratelli Dardenne, a cui abbiamo conferito il Premio Bresson 2011. Luc e Jean Pierre venivano per la prima volta in Laguna e non sorprende l’abbiano fatto proprio per il riconoscimento intitolato al maestro francese, “che ha formato il nostro sguardo”.  E che ha insegnato loro la valorizzazione di ogni dettaglio, la convinzione che solo il lavoro di messa in scena può rivelare lo splendore della verità del reale, oltre la sua reificazione. Fino al paradosso di  “non realizzare immagini: perché le immagini intrappolano le cose, intrappolano gli oggetti, intrappolano i corpi degli attori”. Bisogna allora rifiutarle? “No, liberarle dallo stereotipo. Usando l’immaginazione oltre le immagini”.

Strillo: Quando il cinema è al servizio della verità: Sokurov e i Dardenne